Ecco perchè Valdo dovrebbe accettare il cartellino rosso dalla giunta

Convoca la stampa e i supporter per piangere sul latte versato: storia di un assessore che ‘scalpitava’ già dal primo mandato. E che anche oggi ha dimostrato di non aver un gruppo

TERAMO – Leggiamo di un Valdo Di Bonaventura che racconta, a una platea di giornalisti (emmelle.it non è stata invitata, forse perché avrebbe posto domande scomode al buon Valdo) e di interessati supporter, del suo disappunto sull’esonero dall’esecutivo. E che annuncia una protesta ‘di popolo’ e addirittura una probabile raccolta di firme per chiedere le dimissioni di D’Alberto. Comprensibile. E’ amareggiato e il suo rinomato carattere non lo esime almeno dal provarci.

Ma oltre che ribadire, con questo atteggiamento, di non essere un uomo-squadra, l’ex assessore Di Bonaventura dimostra ancora una volta di avere la memoria corta. Sui numeri e sulla politica. Dall’inizio del primo mandato D’Alberto, quando veniva attaccato da quei cantori odierni delle sue gesta, che per lui sprecavano neologismi quali ‘valdotrucco’ o ‘valdocigno’ (miracolosamente, però, senza aver risolto il problema manutenzioni e verde, appena è stato utile sostenerlo per attaccare il sindaco lui è tornato nelle grazie di quella critica…), Di Bonaventura non ha mai risparmiato censure all’operato di D’Alberto. Al punto da esserne diventato una spina nel fianco, soprattutto politica.

Ad ogni incontro con la stampa, e rigorosamente a microfoni spenti, si è sempre lamentato del poco personale affidato al suo assessorato, relegato a non aver mai soldi sufficienti nelle sue casse. Duplice, forse, la finalità: fare il possibile e poi far credere nell’aver fatto miracoli, con la giusta dose di vittimismo e di captatio benevolentiae. L’apice di questo modus operandi, la candidatura alle regionali: ancora ‘ingallettato’ dal clamoroso flop nei voti raccolti rispetto agli attesi, alle comunali del 2023 (‘appena’ 547 dei rivendicati oltre 1000), ‘accecato’ dall’aver perso per strada la delega alle manutenzioni (non entriamo nella valutazione del perché, uscirebbero clamorose rivelazioni sul pre, durante e post-elezioni), ha voluto giocare la sua personale vendetta su D’Alberto, schierandosi con Azione senza farne menzione alla maggioranza di cui, nonostante tutto, era un ‘colonnello’. Avete capito bene: non un altro partito della maggioranza, ma Azione, quel movimento che in consiglio è all’opposizione.

Ma quel presunto ‘indipendente’, indossato come impermeabile per ripararsi dalla pioggia di insulti e critiche, non l’ha salvato dal bagnarsi come un pulcino. Ricordate la sera del comizio per le regionali di Azione in piazza Martiri, quando ìl Calenda schierato con il campo largo di D’Amico prese la parola e sembrò essere in confusione, criticando l’amministrazione comunale per alcuni progetti incompiuti in città? Non abbiamo sentito la voce dell’indipendente’ Valdo levarsi a difesa della ‘sua’ amministrazione, di quella maggioranza di cui faceva parte come assessore e non come un consigliere qualunque. Quelle critiche non erano diretta anche a lui? No, anzi. Lui sorrideva contento e si faceva alzare il braccio in segno di vincente…

Oggi Valdo parla di 2.111 teramani penalizzati dalla sua defenestrazione. Ma lui ne rappresenta 547… Lui va via (e dovrebbe sapere che questo è il rischio del mestiere, in politica) ma il gruppo Teramo Vive resta. E non è un posto di assessorato che valorizza il voto degli elettori: è la corretta e buona condotta amministrativa dei suoi consiglieri. Ma anche questo è un parafulmine che secondo Valdo può tornargli utile. In 48 ore è riuscito a smentire le parole del capogruppo Simone Mistichelli, che pure aveva provato a prenderne le difese, anche se di facciata, attaccando Raiola. Macchè ‘appoggio condizionato’, come ha detto Mistichelli: Valdo voleva che si uscisse dalla maggioranza, ma ancora una volta i suoi non l’hanno seguito. Tanto che adesso lui rivendica firma e primogenia sulla lista.

E questa dicotomia, quantomeno comunicativa, all’interno di Teramo Vive, riporta il discorso all’uomo-squadra che Valdo non è. Come si saranno sentiti i vari Mistichelli, Fantozzi e Raiola quando Valdo, in un passaggio dell’intervista odierna rilasciata a ekuonews.it, ha rimpianto la presenza di compagni di consiglio come Paolo Di Sabatino e Piergiorgio Passerini (ricordiamolo, entrambi fuori dal consiglio comunale per un solo voto, 131 contro 130, a favore dell’unico realista della situazione, Michele Raiola)? Chi ha buona memoria – e Valdo non ce l’ha – ricorderà come lui stesso non abbia mai riconosciuto il proprio gruppo, rinforzando ad ogni occasione, i rumors sulla vicinanza di Simone Mistichelli e Deborah Fantozzi al consigliere regionale Pd, Sandro Mariani.

Ma allora di cosa stiamo parlando? Un consigliere comunale senza gruppo, che in due tornate elettorali non è riuscito a mettere insieme il risultato di quel Giovanni Cavallari che tanto ha additato al pubblico ludibrio perchè scelto come candidato della maggioranza (fino a un certo punto), che forse andava espulso subito per il passo falso (politico) con Azione, adesso chiama il popolo a sua difesa… Quale popolo? Quello beneficiario degli asfalti a pezze o dei lampioni uno sì, uno no e delle manutenzioni random, oppure quello che aspetta ancora la pulizia delle caditoie, le potature del verde, che ha assistito alla sua opposizione interna alla maggioranza, o ai musi lunghi con il sindaco per aver ‘stralciato’ le sue deleghe in favore di Sbraccia? Ah già, ma la colpa è sempre degli altri…

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